GIOVENTU’ BACATA…
Ormai mi accingo a raggiungere la venerabile, e per qualcuno in passato fatidica, età di 33 anni, (sì, certo, ne ho ancora 32 per buona pace dei pignoli matematici dell’età anagrafica secondo i quali dalle 11,20 del 23 aprile dovrei iniziare a dire di avere 33 anni e non un secondo prima, chi deve intendere intenda…) ma, indipendentemente dall’età, il momento in cui ci si rende conto di essere invecchiati è quando si cominciano a vedere come insopportabili, stupidi, fastidiosi e maleducati i “giovani d’oggi” e a pensare che quando noi avevamo la loro età non eravamo così tanto maleducati e molesti; ma poi penso agli sguardi degli adulti e degli anziani di allora e mi accorgo che le espressioni e i commenti erano gli stessi; così prendo coscienza della ciclicità ma anche della progressività della storia, infatti gli adulti di oggi sono più maleducati degli adulti della generazione precedente nella stessa proporzione che intercorre tra i giovani d’oggi rispetto e i giovani di ieri.
Li vedi alle fermate degli autobus, sugli autobus, all’uscita delle scuole, senti i loro discorsi, fanno casino, il look è diverso, le ragazze sono più svestite e i ragazzi abusano del cavallo basso, ma noti sempre che comunque, i maschietti sono tanto bulletti quanto sciocchini mentre le ragazze, a parità di età, sono più mature per quanto più scostumate e disinibite ( leggesi un po’ zoccolette).
I fenomeni di violenza giovanile di oggi che stupiscono tanto gli adulti sono proprio frutto di un mondo che diventa mediamente sempre più violento, aggressivo, competitivo e frustrante, in cui bisogna ottenere tutto quello che si desidera o che si è indotti a desiderare anche se non realmente necessario. Il fatto poi che gli adulti si scandalizzino per questi episodi di aggressività è l’aspetto più inquietante, perché è proprio la dimostrazione del fatto che non si rendano conto delle cause che hanno portano a questa violenza e cioè una società che quegli stessi adulti hanno contribuito a creare, di cui fanno parte a pieno titolo e di cui, quindi, sono responsabili.
Eh sì, perché i giovani sono come delle spugne, assorbono tutto, emotivamente parlando, e sono plasmabili come creta nelle mani della società. Stiamo parlando di una società in cui l’immagine e l’apparire diventano il senso della vita, il modo per far vedere agli altri che si esiste, tutto ciò che ha visibilità mediatica “è”, tutto il resto non esiste ed è così che ciò che è reale diventa irreale e viceversa.
Sembra che la realtà sia solo quello che scorre nelle immagini di un cubo multimediale, televisore o monitor che sia.
Ma la cosa grave non è tanto confondere la “realtà” con la “non realtà”, il grave è quando si confonde l’idea del male e del bene, quando si fa il male giustificandolo con la necessità di mostrarsi e ottenere a tutti i costi; quando, se il male è il modo di essere visibili, diventa una cosa di cui vantarsi.
O forse il male nei giovani c’è sempre stato solo che non “esisteva” in quanto non passava in tv o su internet…?
«Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?»
COME TI CAMBIO LA VITA…
Vi ricordate i ciarlatani del vecchio West, venditori di elisir miracolosi che spennavano i poveri polli appioppandogli intrugli improbabili ed inefficaci presentandoli come pozioni miracolose in grado di guarire qualsiasi cosa ma che nel migliore dei casi non davano altro che un effetto placebo?
Oggi esiste una variante moderna di questa figura. Non sto parlando dei beveroni e delle poltiglie di Wanna Marchi & co o delle pozioni, amuleti e talismani dei vari maghi di turno; quello a cui mi riferisco è la nuova categoria professionale dei “venditori di
fumo negli occhi” altrimenti detti “venditori di aria fritta”. Fanno parte di questa categoria i “motivatori” o “life coach” e gli “psicologi televisivi”.
Andiamo con ordine.
Il “motivatore” è una “figura professionale” arrivata dagli Stati Uniti dove si è affermata circa 15 anni fa; approdata ora anche in Italia è utilizzata soprattutto nelle grandi imprese per motivare i propri manager ma non solo; il motivatore si definisce un professionista a metà tra il consulente e lo psicologo, un allenatore di vita che “allena” il proprio cliente a livello spirituale ed emotivo per raggiungere il successo, insomma un guru moderno…; qualcosa in più di uno psicologo e qualcosa di meglio di un amico a cui confidare le proprie aspettative per il futuro, nonché grande esperto di Programmazione Neuro Linguistica; dà le motivazioni giuste per realizzare i propri obiettivi nel più breve tempo possibile; aiuta il cliente che si rivolge a lui a ripensare totalmente la qualità della propria vita a ridurre il livello di stress a migliorare la gestione dei rapporti interpersonali, ad utilizzare al meglio le proprie risorse e ad acquisire nuove abilità per avere più successo, più soldi, relazioni più concrete e profonde, un più profondo senso della vita e un nuovo e migliore equilibrio e altre minchiolate simili… ( n.d.r.)
Il più famoso dei motivatori attualmente sulla piazza è tale Roberto Re 37enne presidente di HRD Training Group ( 4 Milioni di euro il giro d'affari), autore del libro “Leader di te stesso” edito da Mondadori, di un videocorso per diventare, appunto, leader di se stessi e di una trasmissione tv dal titolo, indovinate, Leader di te stesso, condotta da lui in persona, un vero e proprio corso di formazione televisivo andato in onda la primavera scorsa, ogni martedì sera su Odeon TV e SKY 827.
Forse vi sarà capitato di vederlo facendo zapping alla sera su Odeon tv mentre teneva una lezione in studio davanti alle telecamere con piglio sicuro spavaldo da vero uomo di successo, con il pubblico che interessato prende appunti, poveri giovani mentecatti aspiranti manager e persone bramose di successo.
E poi corsi e seminari un po’ ovunque, spettacoli teatrali, dirigenti che camminano sui carboni ardenti e numerosi vip che si affidano ai suoi insegnamenti e alla sua guida tra i quali sportivi come Alessandro del Piero e Isolde Kostner, Roberto Mancini e Gianni De Biasi, nonchè persone dello spettacolo come Clarissa Burt e Daniela Buongiorno.
Re si avvale di una serie di collaboratori ( 25 solo nella sede di Milano), in teoria, tutti pronti ad adoperarsi per modificare la qualità della vostra vita, a dispensare consigli preziosi e a mettere in campo la loro competenza e professionalità per consentirvi di affrontare con grinta questo mondo difficile e crudele in cui l’immagine di sicurezza è tutto; perché per essere competitivi nella vita dovete dare l’idea di essere vincenti e grintosi; potrai anche essere un cretino e uno sfigato dentro ma quel che conta è la tua immagine esteriore, devi essere spigliato divertente ammiccante e sorridente ed emanare positività e successo da tutti i pori. In realtà, parlano per ore senza dire niente che abbia un minimo interesse e la minima concretezza, tutte frasi di grande impatto ma che non valgono nemmeno la millesima parte dei soldi che si intascano nei loro spettacolini in giro per l’Italia.
A questo punto mi parte la citazione da un grande film culto della cinematografia italiana: "Perché seguite me? Perché tu sei lo Re! Chi è lo Re? Sei tu lo Re!"
In fatto di fiumi di parole inutili passiamo subito ad analizzare la seconda categoria in questione e cioè gli “psicologi televisivi”: ormai si trovano in qualsiasi trasmissione, dai talk show ai reality e spettacolini vari.
Il rappresentante di punta di questa categoria è Raffaele Morelli illustre luminare, medico, psichiatra, psicoterapeuta presidente dell'Istituto Riza (da cui nasce la Scuola di formazione in psicoterapia a indirizzo psicosomatico), vicepresidente della Società italiana di medicina psicosomatica nonché direttore delle riviste periodiche "Riza Psicosomatica", "Salute Naturale", "Dimagrire", del settimanale di psicologia femminile "Per Me" e cazzi e mazzi vari…
Raffaele Morelli, a parte le innumerevoli presenze un po’ ovunque in tv ( per la verità è stato un po’ snobbato ultimamente a favore di altri due suoi colleghi Crepet e Meluzzi) snocciola a raffica interessantissimi libri vere e proprie rivelazioni per l’essere, dagli illuminanti titoli come: Le nuove vie dell'autostima (2002), La rinascita interiore (2003) e Alle radici della felicità (2004),Ciascuno è perfetto (2004), Come essere felici (2005), Non siamo nati per soffrire (2005) e Le piccole cose che cambiano la vita (2006), insomma il festival delle banalità, per non parlare poi dei preziosi consigli che dispensa ai poveri e affranti lettori sulle sue rivista o nelle varie trasmissioni televisive in cui è ospite, del tipo: “se sei infelice cerca di tirare fuori l’allegria che è in te”, oppure “se sei depresso pensa in positivo e le cose miglioreranno…” eppero’, chissa quanto ha studiato per arrivare a tali livelli di saggezza…
Come non rimpiangere Quelo il santone impersonato da Corrado Guzzanti che tramite il suo totem di legno con occhi e bocca disegnati e chiodi al posto delle braccia e dei capelli sentenziava: “La risposta è dentro di te...epperò è sbagliata!"
AB BESTEMMIA CONDITA 
L’importante problema che ha crucciato gli animi degli italiani nelle settimane scorse è quello delle bestemmie in televisione; in passato erano stati eliminati dai reality per aver bestemmiato in tv Roberto da Crema, un partecipante al Grande Fratello, di cui non ricordo assolutamente il nome, Francesco Baccini, tutti comunque giunti dopo il vero precursore della bestemmia tv Leopoldo Mastelloni che, durante la trasmissione "Blitz" del 1984, pronunciò il nome di Dio in vano e per questo fu allontanato dallo spettacolo per decenni; ma le bestemmie più recenti sono quelle di Ceccherini sull'"Isola dei famosi" e quelle dei calciatori sgamati dai microfoni a bordo campo, complice lo sciopero dei giornalisti e radiocronisti sportivi.
Lo stesso ct azzurro Lippi è stato accusato di blasfemia, per aver detto di aver proferito "un paio di bestemmie" dopo il gol subito per mano delle Slovenia, il quale ha respito le critiche affermando: "Capisco che l'Italia è un Paese cattolico e non ha la filosofia toscana, ma se io dico che ho tirato un paio di bestemmie in maniera scherzosa, subito spunta un cardinale... Si tratta solo di un modo di parlare nostro". “Perché poi i cardinali se la prendono perché io ho detto di aver sparato due o tre bestemmie dopo il gol, senza conoscere la cultura tradizionale della Toscana. Si tratta solo di un modo di parlare nostro: è come dire bianco, verde, giallo o rosso".
A parte i toscani, non dimentichiamoci che anche in Veneto in quanto a bestemmie non scherzano; è proprio il Veneto che può vantare il più famoso bestemmiatore della televisione e ora anche della rete; come non nominare infatti il campione delle imprecazioni, il giornalista televisivo Germano Mosconi…? I timorati di Dio però non sembrano divertirsi altrettanto…
Ma la bestemmia è davvero cultura? Sotto un certo aspetto credo di sì e non solo io.
Si vuol far credere agli spettatori che i reality dipingano la vita vera e il controsenso sta proprio in questo, perché squalificare un concorrente che bestemmia se nella realtà la gente bestemmia? Cosa c’è di più reale di una bestemmia spontanea e detta con il cuore…? E’ un’esperienza mistica che avvicina, crea un contatto diretto e una particolare sintonia con la divinità; ovviamente non se ne deve abusare inutilmente per evitare che tale pratica perda la sua funzione catartica.
Tutto questo parlare di bestemmie mi ha riportato alla mente un episodio che successe parecchi anni fa. Frequentavo la quarta elementare in un istituto di suore il "Sacro Cuore" ( e che fantasia…); le maestre erano laiche tranne l’insegnante di religione che era un prete. Durante una lezione di religione, lezione come tutte le altre in cui noi ovviamente facevamo di tutto tranne che ascoltare, si leggevano i diari si rideva si chiacchierava si scherzava, la classe improvvisamente ammutolì e tutti guardammo stupefatti il prete quando lui pronunciò testuali parole: ” Perché se io dico Dio Porco…” tutti i nostri occhi erano sgranati e fissi su di lui, e lui continuò: “non è un insulto a Dio perché il porco è una creatura del Signore…”
Il prete non sapeva che per la legge italiana aveva comunque commesso un illecito, infatti, secondo la normativa vigente ( l’art. 724 del codice penale, così come modificato dal Decreto Legislativo n. 507), la bestemmia è considerata un illecito amministrativo, quindi punito con sanzione amministrativa, se è diretta alla divinità, indipendentemente da quale essa sia, Dio, Allah, Yahvé, Budda, Manitù, Zeus ecc. Inoltre, dal momento che con sentenza della Corte Costituzionale (n. 440 del 1995) è stato eliminato il riferimento, contenuto nella previgente norma, ai “Simboli o le Persone”, cultori e amanti delle bestemmie, sappiate che in privato potete bestemmiare chi volete ma in luogo pubblico e davanti ad altre persone potete bestemmiare solo i Santi e la Madonna.
Poi ci sono problemi sessuali legati alle bestemmie, ma qui si entra in un altro campo…
"ABBIAMO PAZIENTATO TRE ANNI… ORA BASTA!" 
Nel 1999 acquistai un libro fantasy dal titolo “Il Trono di Spade” scritto da un autore allora a me ancora sconosciuto Gorge R. Martin. Quello che mi aveva convinto all’acquisto era il giudizio riportato sul retro del volume dato da Marion Zimmer Bradley che definiva la saga come “La più bella epopea che abbia mai letto”. Per quanto avessi letto altri libri della Bradley come “Le Nebbie di Avalon” e “I regni di Darkover” e come autrice non mi facesse impazzire, tuttavia era sempre una personalità di spicco nella letteratura fantasy e una delle più apprezzate.
Iniziare a leggere quel libro mi ha creato un sorta di dipendenza; la scrittura di Martin e la trama del libro ti prendono e ti trascinano in un vortice dal quale è difficile liberarsi e d’altra parte non ci si prova nemmeno.
La bravura di Martin sta nello sviluppo della personalità e nell’analisi introspettiva degli innumerevoli personaggi molto dettagliati e intriganti; rendono il tutto molto avvincente improvvisi e sorprendenti cambiamenti di trama, colpi di scena che non possono non farvi esclamare “Oh, cavolo…!!!”, complotti, piani subdoli e astuti, complesse manovre politiche per la conquista del potere sui sette regni e inoltre scene di sesso e di guerra molto crude, il tutto amalgamato da una certa malinconia di fondo che rende la vicenda molto reale.
A differenza della maggior parte dei libri fantasy, in questa serie Martin fa uso della magia in un modo limitato e sottile, impiegandola solamente sullo sfondo come una forza ambigua, spesso inquietante e minacciosa.
E così, entrata nel tunnel di questa saga chiamata “Cronache del ghiaccio e del fuoco” dopo il Trono di Spade proseguii a leggere i libri successivi e cioè ( così come risultano dalla traduzione e dalla divisione per l’adattamento alla versione italiana)
· Il Grande Inverno
· Il Regno dei Lupi
· La Regina dei Draghi
· Tempesta di Spade
· I Fiumi della Guerra
· Il Portale delle Tenebre
Sono stati tracciati molti paralleli tra gli eventi ed i personaggi della saga “Cronache del ghiaccio e del fuoco” e quelli coinvolti nella “Guerra delle due Rose” nella mitologia legata a re Artù e nella “Crociata degli Albigesi”.
In realtà questo è solo dovuto al fatto che Martin è un appassionato studioso dell’Europa medioevale.
E’ proprio lo stesso autore che precisa: “Mi piace usare la storia per dare colore alla mie storie fantasy, per aggiungere sostanza e verosimiglianza, ma riscrivere semplicemente la storia cambiando i nomi non mi interessa. Preferisco reimmaginare tutto e prendere direzioni nuove ed inaspettate".
I vari libri uscivano a circa 5/6 mesi di distanza l’uno dall’altro perché erano già stati scritti in inglese e si doveva solo aspettare il tempo della traduzione di Altieri
Ma dal 2003, data di pubblicazione dell’ultimo volume “Il Portale delle Tenebre”, ecco la tragedia; un po’ per problemi tecnici dell’autore, che ha finito di pubblicare il quarto e nuovo volume solo ad ottobre del 2005 e a causa poi di problemi di diritti da parte della Mondatori, la pubblicazione del nuovo libro, che si intitolerà “Il dominio della regina Cersei”, è slittata ancora.
Finalmente pare che l’uscita del libro sia imminente; si parla del 13 di questo mese nelle librerie Mondatori e del 14 novembre per tutte le altre librerie, e speriamo che questa sia la volta buona…
RICORDATI CHE DEVI MORIRE ( E SOFFRIRE…)! 
Suvvia, dopo questo titolo non siate scaramantici e alzate le mani voi maschietti…
Roberto Mussapi ( poeta e scrittore) scrive sull’Avvenire, quotidiano della conferenza episcopale italiana, un acidissimo articolo sulla festa di Halloween dal titolo: “Halloween: un’eccitazione incomprensibile. Squallida pagliacciata che desertifica l'intelligenza”
esordendo in questo modo:
“Halloween: eccitazione in molte discoteche, allestimenti di feste casalinghe, frittelle e pizzette dissurgelate per festeggiare dei finti morti in una messa in scena a base di zucche svuotate o posticce, candeline o pile intermittenti, una pacchianata per accogliere esuberanti spiriti che tornerebbero al nostro mondo terreno in una festa strapaesana nonché
semiglobale a nutrire il nostro spirito debilitato dai tempi. Naturalmente, come in ogni rito degenerato e degenere, un po’ di travestimento, veloce, raffazzonato, per la gioia di fidanzatini che sorseggiano cocktail da discoteca, cioè con gin scadenti e annacquati, travestiti da finti morti, per le gioie delle mamme e dei papà che travestono i loro bambini da ridenti morticini.
Mentre l’uomo, da sempre, da quando è divenuto miracolosamente uomo, da quando si è chinato di colpo sul corpo dell’amico caduto al suolo, e ha cominciato a singhiozzare, a piangere, riconoscendo nel volto del morto il proprio, quello dei propri fratelli e della specie, mentre l’uomo piange i morti, li onora, li venera, li spera a volte e altre li sa con certezza risorti.
Non diciamo cretinate da basso impero, giustificando la squallida mascherata come eredità della cultura celtica. Chi l’ha studiata ne conosce prima di tutto la difficoltà a essere oggi interpretata, e sa che comunque, come ogni cultura, non è riproponibile con delle buffonate. Non si dica che è una festa anticattolica, sarebbe un atto di presunzione da parte dei cattolici: perché una festa cretina è contro tutti gli uomini, e sarebbe assurdo attribuire a una parte di essi (quella cattolica, in questo caso) l’esclusiva dell’intelligenza (…).” Il resto dell'articolo, se volete, è qui.
Lungi da me difendere Halloween, festa che non mi appartiene e di cui, detto sinceramente, non me ne può fregare di meno, premettendo che la trovo come tutte le altre feste, una pensata commerciale per vendere str…atine e gadjet di ogni genere e soprattutto ad appannaggio dei gestori dei locali, ricorderei innanzitutto al signor Mussapi, scandalizzato da questi baccanali irriverenti nei confronti della memoria dei defunti, che tale ricorrenza si festeggia alla vigilia di Ognissanti cioè il primo di novembre e non dei Morti che è il 2 novembe ed è una festa pagana di epoca precristiana risalente circa al 4000 a. C.
I cattolici bigotti e le alte sfere ecclesiastiche sono sempre così tristi, non riescono a sopportare che la gente si diverta, esorcizzi il male e il sentimento di oppressione, che sfugga al loro potere sul controllo delle emozioni e si abbandoni a comportamenti lascivi irriverenti e scherzosi.
Sono soprattutto noiosi e monotoni. Ricordo che le stesse cose si erano già sentite per il Carnevale, festività pagana risalente al Paleolitico Superiore, in cui l'uomo tentava, durante la celebrazione di riti tribali, di contrastare, attraverso il travestimento, gli spiriti maligni, e che la Chiesa come al solito cerco di incorporare per rivisitare e snaturare a suo uso e consumo.
Già storicamente la Chiesa cerco di bandire i festeggiamenti del Carnevale con un enciclica di Benedetto XIV nel 1751.
Ora c’è Benedetto XVI perché non bandire con un enciclica anche Halloween…?
Ma dai, tristi cattolici, lasciatevi andare e divertitevi di più…